Ultima modifica: 4 Giugno 2015
I.I.S. CESTARI-RIGHI > News > parlar di Isis in primavera…

parlar di Isis in primavera…

È possibile ancora  guardare il mondo in una  mattina  di primavera appena iniziata, un mondo diventato buio ed opaco in questo inverno della ragione che ha colpito duramente quest’anno le speranze giovanili di pace. A scuola è l’anno dell’Isis, di questo fenomeno entrato nelle nostre ossa e nel nostro immaginario collettivo,  che ha inoculato il suo veleno nei rapporti internazionali, colpendo la redazione di un settimanale satirico francese e perfino le vacanze di una crociera mediterranea.
Ma è anche l’anno della testimonianza dei 21 cristiani copti decapitati mentre pronunciavano non parole di odio ma il dolce nome di Gesù … È l’anno di pastori forti che hanno deciso di non abbandonare la loro gente e si battono con le armi della solidarietà internazionale per offrire una vita degna ai centomila profughi di guerra. Gli studenti arrivano a gregge (l’incontro verrà ripetuto due volte nella stessa mattina al Cestari e al Righi) ‘pascolati’ (se la preside mi consente il prestito lessicale) dai loro pastori erranti dell’Asia. Il professor Doria e la professoressa Danieli hanno fortemente voluto questo incontro con un missionario del PIME, padre Bernardo Cervellera che, tra le altre cose,  è direttore di Asia news, giornalista collaboratore del quotidiano ‘Avvenire’.

Cervellera è uno che ha calcato anche recentemente quelle terre (a rischio della sua stessa vita) per incontrare  amici, per sostenere iniziative di aiuto ai profughi. È stato agli inizi di gennaio in Iraq e in kurdistan, ha assistito all’esodo gigantesco  da Mosul, lanciando la campagna di ‘adozione dei profughi cristiani’ cui si può ancora aderire fino a giugno. Gli studenti capiscono bene trattarsi di un testimone e non di un ‘politico’ e gli serbano un ascolto intenso, vivido, carico di domande.

“Quello dell’Isis è un fondamentalismo importato. Questi ‘combattenti’ non sono iracheni, vengono dalla Cecenia, dal Qatar, dalla Tunisia. La loro azione bellica è  nata dopo l’occupazione americana per la caduta di Saddam Hussein. Quindi prese inizialmente  il carattere di  guerra santa contro l’occupazione straniera. Combattendo gli americani in realtà combattevano anche contro la popolazione, anche contro il nuovo Iraq dove erano andati al potere sciiti e kurdi:   è allora che l’Isis radicalizza il suo scontro e comincia a combattere contro tutto quello che non è islam fondamentalista.”

Padre Cervellera inizia una sottile ma essenziale distinzione tra sunniti e sciiti partendo dai  primi califfi  amici di Maometto, uno dei quali ne  aveva sposato la figlia, Fatima. Questa  tradizione musulmana che fa riferimento ai primi seguaci di Maometto  saranno gli sciiti che guardano con maggior interesse e capacità di dialogo all’occidente. Isis ha come primi nemici gli sciiti e quindi combatte dove si concentrano  (Iraq, Siria, e confine con l’Iran).  Guerra religiosa dunque, con l’obiettivo di combattere gli sciiti e affermare  la sunna. Questo metodo di riprendere pedissequamente i detti coranici  di Maometto ha fatto diventare il loro pensiero legalista formale (attento alle prescrizioni e alle leggi…) così la sunna (che sarebbe la regola islamica) ha fatto ingessare il mondo islamico sunnita. Si tratta di imam che conoscono solo  la lingua araba e il Corano e  questo non consente una evoluzione del loro pensiero. Il fenomeno  fondamentalista, autodenominatosi Isis,   è sostenuto dall’Arabia Saudita, dal Qatar e dal Kuwait che forniscono loro armi supermoderne. Il loro odio si sta allargando e, siccome vedono che gli sciiti sono amici dell’occidente, la battaglia si estende anche a noi occidentali. Al fenomeno dell’Isis si aggiungono giovani  europei che vanno a combattere e poi ritornano. È di difficile controllo questo fenomeno perché si tratta di giovani nati in Europa che hanno pertanto la libertà di muoversi. Molti ne partono dalla Gran Bretagna, dalla Francia, qualcuno pure dall’Italia (una cinquantina). Come comunità internazionale senza dubbio occorre sorvegliare un fenomeno che sta diventando via via più virulento,  ma c’è una cosa che va fatta sul piano culturale: che ci siano degli ideali piu forti di quelli materiali. Cervellera sembra indicare proprio nel senso da dare alla propria vita l’antidoto a questo veleno. Occorre pertanto che non ripieghiamo sulle cose, sulla vuota materialità dell’esistenza, ma cerchiamo ció che davvero può darle senso…Certo che un’Europa come la nostra in crisi di identità e non più memore delle proprie radici culturali si offre come territorio di conquista privilegiato e di indottrinamento.

Un video intenso girato nei campi profughi  ci scoprirà il fenomeno di una massa di cristiani in fuga che vogliono però rimanere nell’antica terra del padre Abramo. Quella è la loro terra: l’Iran senza la presenza dei cristiani non può entrare nella modernità,  per questo gli sciiti saggiamente chiedono che i cristiani rimangano. C’è una funzione importante dei cristiani verso l’islam, un aiuto a non diventare fondamentalista. Le vere religioni non si combattono tra di loro, non si elidono in modo poliziesco. Sorprende la lettura del fenomeno che oggi più ci inquieta, perchè comprendiamo che una battaglia è possibile oggi nel nostro stesso modo di proporre cultura, vivere l’apertura agli altri, continuare ad essere radicati nella bellezza di una  storia incontrata che ci ha resi certi di un positivo che non ci diamo da noi stessi. È davvero la riscoperta di radici profonde che può portarci a riprendere, anche con gesti di carità, un dialogo con un mondo che dopo l’incontro con Padre Bernardo Cervellera non ci appare poi tanto lontano. E il primo imperativo non può che essere quello dell’aiuto a chi soffre, alle  persone che hanno lasciato tutto ció che avevano come in un esodo biblico verso un futuro ignoto. Ció che sorprende è questa quotidianità che non viene meno, questa possibilità di fare ancora qualcosa quando tutto sembra compromesso, questa speranza contro ogni speranza: come la forza di questa  primavera che sta mettendo nuovamente l’abito alla natura e che ci rinnova il mistero pasquale di una vita che vince sulla morte.

Piergiorgio Bighin




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